mercoledì 21 marzo 2012

21 marzo Giornata contro la Discriminazione


Ecco il bellissimo video creato dai volontari e dalle volontarie Pride di Bologna, il gruppo PeopAll, contro la discriminazione nei confronti delle persone omosessuali.

Guardatelo e fatelo vedere il più possibile!

venerdì 16 marzo 2012


Dallo stereotipo al pregiudizio alla discriminazione: come ridurre il processo?


Il 21 marzo ricorrerà la giornata mondiale contro le discriminazioni razziali. E' una giornata importante, come tutte le giornate mondiali, perché si riconosce che è ancora presente, sotto varie forme, una mancanza di rispetto, conoscenza, accettazione, verso persone considerate dalla maggioranza diverse per colore, credo o orientamento e via dicendo.

Ma cos'è la discriminazione? La discriminazione è il trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o di un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria. Alcuni esempi di discriminazione possono essere l'omofobia, il razzismo e il sessismo. Ma da dove nasce? Qual'è il processo che porta a questo? La discriminazione è il fine di un processo di intenzioni e pensieri che parte direttamente dallo stereotipo e che passa poi per il pregiudizio quando il primo risulta essere negativo e troppo forte.

Ma partiamo dalle basi.

Lo stereotipo è la visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato neutrale, positivo o negativo. Lo stereotipo aiuta a decodificare le informazioni in base alle aspettative, focalizzando quindi le attenzioni su alcuni dettagli esterni per interpretare un comportamento.

Tutti conosciamo quindi lo stereotipo. E' la modalità con cui la nostra mente tende a semplificare un ragionamento, facciamo qualche esempio: tutti gli italiani sono mafiosi mangiatori di pizza e caffé, gli inglesi ubriaconi patiti di calcio, i cinesi tutti uguali e immortali nonché gialli, le bionde stupide, i parrucchieri gay, le lesbiche camioniste con i capelli corti, gli americani tutti obesi e, naturalmente, nessuna donna sa guidare un'auto.

Come si nota, queste sono tutte generalizzazioni con cui ci ritroviamo spesso e volentieri a confrontarci, che utilizziamo nel nostro linguaggio comune, che sfruttiamo spesso quando tendiamo a generalizzare ma che potrebbero sfociare nel negativo e guadagnare, paradossalmente, un fondo di verità. Uno stereotipo negativo porta sicuramente ad un atteggiamento di pregiudizio nei confronti di quelli che lo stereotipo considera diversi, strani, sbagliati.

Il pregiudizio è un "giudizio prematuro" che basa il suo essere in un'informazione incompleta ed insufficiente. A sua volta, un pregiudizio può sfociare in un sentimento negativo nei confronti di un gruppo sociale di persone considerate, appunto per la mancanza di informazioni, in modo sbagliato. Non si va, quindi, ad affrontare in maniera più completa un'informazione. Si rimane catapultati nel superficiale e non si tende ad approfondire. Questo atteggiamento è successivo allo stereotipo ed è un insieme di atteggiamenti che un gruppo di persone seguono perché parte di un'ideologia creatasi nel gruppo sociale di riferimento che può sfociare in atteggiamenti più gravi come la discriminazione. Ed eccoci tornati al punto di partenza.

Spesso e volentieri, si tende a non voler cambiare il proprio pregiudizio e stereotipo a cui ci ancoriamo come se avessimo paura di scivolare dalla boa e, imparare a nuotare. Si crea quindi questo meccanismo o per timore o per sentita predominanza nei confronti di altri.

Se andiamo a vedere nel passato, in America, nell'atteggiamento dei bianchi nei confronti dei neri, vediamo come lo stereotipo vedeva l'etnia bianca come la predominante nei confronti delle altre, il che portava ad una discriminazione razziale nei confronti dei neri che si ripercuoteva nella vita sociale. Il pregiudizio, quindi la chiusura mentale nei confronti degli altri, porta inevitabilmente ad un atteggiamento di discriminazione che non ha nessuna valenza positiva. Perché, ricordiamo, lo stereotipo può essere neutrale, positivo o negativo, il pregiudizio tende alla negatività in quanto superficiale, la discriminazione è negativa!

Ricapitolando, il processo alla fine è semplice (fin troppo): stereotipo, pregiudizio e discriminazione.

E gli omosessuali? Quali sono gli stereotipi, i pregiudizi e poi le discriminazioni che subiscono? Secondo il testo di Luca Pietrantoni, L'offesa peggiore, esistono quattro tipologie di stereotipi possibili: relativi alla non conformità al ruolo di genere; relativi al ruolo sociale; relativi alle relazioni e al comportamento omosessuale; relativi alle cause dell'omosessualità.

Gli stereotipi possibili sono molti: tratti della personalità considerati come trasgressivi, devianti e disturbate; atteggiamenti non conformi dove gli uomini sono troppo effeminati, non virili, si profumano (paradossale ma è elencato!), amano la cucina, casomai sono parrucchieri e le donne troppo mascoline con i capelli corti, senza trucco e giocano a calcio. Per quanto riguarda le cause, anche qui si vive di stereotipi e si va ad intaccare la sfera genitoriale oppure, come spesso purtroppo è successo e succede ancora, legare il mondo omosessuale maschie alla pedofilia o alla molestia dei bambini.

Il concetto di pregiudizio e stereotipo vanno quindi a stabilirsi all'interno di meccanismi che potremmo definire anche di autodifesa da quello che viene considerato nuovo, diverso e quindi non sempre positivo.

Certo è che esistono gli stereotipi! Ci fanno anche divertire talvolta, quando si riconoscono come tali. Ma non è sempre così. Spesso e volentieri gli stereotipi diventano veri e propri meccanismi di pensiero delle persone e per gli stereotipi omosessuali è esattamente la stessa cosa (non credo infatti di scrivere qualcosa di nuovo in proposito). Sinceramente credo che gli stereotipi di questo tipo, quelli rivolti a etnie, razze, religioni, spesso ci allontanino da molte cose che potremmo scoprire e ci rendano ignoranti. Ci rendono parte di una massa che tende a non guardare. Allora come fare? Non si può cambiare tutto il mondo, ma si può educare, renderlo meno ignorante, più presente, più partecipe, più consapevole.

Sempre secondo il testo citato prima, secondo uno psicologo di nome Cook, a seguito di esperimenti, si afferma che "una riduzione del pregiudizio verso un gruppo sociale discriminato si realizza in seguito al contatto personale solo quando i membri dei due gruppi hanno eguale status, quando i membri del gruppo discriminato presentano caratteristiche che contraddicono lo stereotipo loro attribuito, quando la situazione di contatto incoraggia la cooperazione per realizzare un obiettivo comune, quando la situazione di cooperazione permette agli individui di vedere i membri dell'altro gruppo in quanto persone piuttosto come rappresentanti di un gruppo stereotipato, infine (e non ultimo) quando le norme intere ed esterne alla situazione di contatto favoriscono la parità fra i gruppi". Solo in seguito ad un contatto, nelle situazioni sopra descritte, saranno valutati in modo più favorevole i membri del gruppo discriminato.

Spesso e volentieri le persone con alto pregiudizio vanno proprio ad evitare il contatto e i gruppi sociali discriminati che tendono a loro volta a collaborare o cooperare solamente con altri gruppi sociali discriminati. Un cane che si morde la coda.

Come ridurre quindi la discriminazione, in questo caso l'omofobia? Due psicologi statunitensi Sear e Williams nel 1997 hanno verificato che il "contatto" con persone influenza le percezione sociale di questo gruppo. In virtù del fatto che la popolazione omosessuale è, ed è mantenuta invisibile, la semplice conoscenza di persone omosessuali è una variabile che gioca un ruolo assai importante nella modifica dell'atteggiamento personale.

Quali strategie ed atteggiamenti per incidere maggiormente sulle opinioni personali per cercare di comunicare e creare un dibattito o aprire uno spiraglio? Nel prossimo articolo approfondiremo questo tema.


Nel frattempo vi lascio con una riflessione particolare: scrivendo mi è venuto alla mente un testo che ultimamente ho riportato fuori: il Piccolo Principe e la Volpe.

"La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:

"Per favore... addomesticami", disse.

"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".

"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

"Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.

"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."



Paola Rosi

giovedì 16 febbraio 2012

Born This Way?!

L'incontro della scorsa settimana del gruppo ha introdotto un argomento vasto e ampio: cosa rispondereste alla domanda “Si nasce o si diventa?”.

Dopo una prima introduzione, nascono domande del tipo: come hanno risposto la psicologia la scienza o la genetica? Cercano tutt'ora di farlo oppure no, e in passato cosa hanno fatto?
La psicologia ha sempre cercato, sin da principio, di trovare spiegazioni all'omosessualità vista come malattia o devianza, come qualcosa di diverso da curare, da migliorare. Tesi di tutti i tipi hanno preso spazio nei convegni e sui libri di testo, nelle università e negli studi privati. Alle tesi si sono succedute cure, medicine, torture vere e proprie che tendevano a “curare” l'omosessualità. Come se l'omosessualità fosse qualcosa di malato, di diverso, da curare, da far tornare alla normalità che è, in questo caso, l'eterosessualità.




















In questi giorni ho cercato di riflettere concentrandomi sì sulla domanda posta inizialmente, ma anche su quello che era stato espresso durante l'incontro dove avevo notato un certo timore, e quindi presa di distanza, nei confronti delle discipline che cercano di trovare una risposta al "fenomeno omosessualità" (passatemi il termine, temporaneamente) tra cui anche la scienza e la genetica.
Si teme, paura più che legittima, che le scoperte della scienza possano essere utilizzate in modo certamente negativo, a livello genetico, nell'uomo. E questa paura è anche legata al considerare davvero l'omosessualità come qualcosa di diverso, diverso da quello che il contesto intorno a me mi dice che è normale.
C'è la paura che manchi un cromosoma o che sia di troppo, che sia messo nel "posto sbagliato" o che sia di colore diverso, che qualcosa differenzi il mio essere dall'essere comune. Fatto sta che il timore di sentirsi diversi e quindi il disagio che tale situazione porta con sé ci tiene a distanza da certe scoperte. Ci si augura che non si scopra mai nulla, ci si augura che non ci sia nulla da scoprire perché vogliamo essere considerati esattamente come gli altri. E lo siamo, come gli altri.
Parliamoci chiaro: avere qualcosa nella nostra genetica che ci fa essere quello che siamo, significa automaticamente che siamo diversi? Ma diversi da chi? Dalla maggioranza forse. Un cromosoma in più o in meno ci rende meno uguali agli altri? Siamo persone che si comportano esattamente come tutti. Io non mi sento diversa dai miei amici d'infanzia ma, soprattutto, non mi voglio sentire tale! Loro non mi escludono ed io non lo faccio con loro.
Ma soprattutto, chi definisce cos'è giusto e cos'è sbagliato? E' sbagliato ciò che va a ledere il rispetto, il buon costume, l'amore per e verso gli altri. E' sbagliato ciò che va a far male, a far soffrire noi stessi e chi ci sta intorno. Non mi pare che essendo noi stiamo facendo soffrire chi ci sta intorno, non credo che scoprirsi significhi necessariamente far star male qualcuno. Se ci vogliamo bene avremmo bene anche nel confronto di altri. Se tutti ci consideriamo uguali a prescindere anche dalla genetica, allora non dovremmo avere paura!

Ma perché questo sentimento nel sentirsi diversi? Cosa vuol dire scoprirsi?
Perché, il fatto è semplice, siamo nati e cresciuti all'interno di particolari (non uguali per tutti) tradizioni e costumi della società che ci hanno condizionato durante la nostra crescita. Mamma e papà, fratelli e sorelle, matrimoni, il catechismo, gli amici. Schemi che, non c'è da dar colpa a nessuno, esistono. Arriva poi il momento in cui ci sono domande particolari che rivolgiamo a noi stessi e in quelle domande capiamo come ci sia una differenza tra quegli schemi e quello che noi desideriamo dentro di noi. Ecco che ci si scopre. Ecco che si capisce cosa siamo, cosa vogliamo e cosa vorremmo essere. Ecco in quale forma ci immaginiamo nel futuro e accanto a chi ci immaginiamo.
Ho chiesto, ho posto la domanda in giro, se nasciamo o diventiamo, ho riflettuto e abbiamo riflettuto e alla fine, la maggior parte delle situazioni mi diceva che, ci si nasce. Come nascono tutti gli altri! Dalla pancia di una donna, per un incontro casuale tra uno spermatozoo e un ovulo, ci tagliano il cordone e ci danno uno schiaffo per sentire quanta voce abbiamo in corpo, perché ne abbiamo! Come tutti del resto...e come tutti nasciamo, cresciamo e scopriamo che ci piace una cosa piuttosto che un'altra.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: “si nasce o si diventa?” La mia risposta, come quella venuta fuori durante l'incontro, è che ci si scopre. Forse ci si nasce ma è solo più tardi (più tardi generico, chi prima chi dopo chi mai) che comprendiamo che noi stessi siamo uguali ma solo in modo differente dagli altri e non per questo, e tendo a puntualizzarlo, sbagliato!
Tendo a puntualizzarlo per quello che dicevo prima. In modo diverso io amo una persona, in modo diverso io esprimo il mio amore, in modo diverso agisco però amo anche io e, qualcuno mi dica il contrario, il sentimento di amore e affetto è alla base uguale per tutti! Quindi quel che siamo lo scopriamo solo dopo, l'importante è che si scopra, per sentirci meglio, l'importante è che non si faccia del male, l'importane non è essere diversi o sentirsi tali, è essere uguali solo in maniera differente, il che non deve avere accezione negativa.
Da puntualizzare anche un'altra cosa. Gli effetti negativi che le scoperte scientifiche possono portare con sé possono esistere, ma fino ad allora, finché non scopriranno qualcosa, l'unica cosa da fare è educare, far conoscere, far crescere, comunicare con chi non conosce ed ha paura della novità, o con chi discrimina!

Paola Rosi

martedì 3 gennaio 2012

Come creare chiese vuote con qualche vecchietto...


Leggo tristemente un articolo pubblicato sul sito pontifex.roma.it. All'inizio credevo che si occupasse di satira, in realtà la mia impressione è stata fortemente scossa quando ho iniziato a leggere alcuni degli articoli pubblicati. Ho aperto il sito grazie ai link pubblicati su facebook riguardanti Crozza e l'incendio in Liguria. Scorrendo la home page ho poi trovato un articolo con intervista all'onorevole Scilipoti riguardanti vari temi. Un articolo certo corto, che mescola fede e politica, freccia rossa e tv con semplici e veloci battute. Naturalmente la parte più “lunga” riguarda la fede cristiana e la famiglia toccando anche la famiglia gay. Inizio a leggere l'articolo con un poco di rammarico. (le sottolineature sono le mie)
L'articolo inizia parlando della chiesa e dei valori cristiani uniti con la politica italiana: “in Italia le chiese sono spesso deserte e con qualche anziano, la mia idea è che dobbiamo riportare al centro, anche della vita pubblica, senza alcuna vergogna o titubanza, i sani principi cristiani. Rimettere al centro e riconoscere che Cristo è il valore fondamentale per un retto vivere. I valori per i quali battersi sono quelli della famiglia tradizionale, della difesa della vita assediata da contro valori come aborto, eutanasia, divorzio ed altre trovate. La politica è chiamata a dare risposte intonate ai valori della cristianità, altrimenti il declino è certo".

Sono una ragazza battezzata, ho fatto la comunione e la cresima, da piccola andavo a messa e al catechismo e proprio a questo catechismo mi hanno insegnato i valori base del vivere secondo i principi del cristianesimo che sono: non rubare, non uccidere, ama il tuo prossimo come te stesso. Principi fondamentali, ne sono convinta e lo scrivo con tutta la tranquillità possibile. Principi che stanno alla base non solo della società, ma che sono parte fondamentale per viverci, nella società, che sono in ognuno di noi, che abbiamo e che è giusto che ci siano. Nonostante questo però non vado in chiesa ormai da molto tempo, non faccio la cresima e non prendo l'ostia perché credo che facendolo offenderei chi ha fede davvero. Ho rispetto massimo per le persone che credono, che hanno fede e ne ho conosciute: lavorano, fanno volontariato, vanno in chiesa e vivono per il prossimo. Conosco persone che fanno volontariato, vanno in chiesa, cantano nel coro, pregano e non credo affatto che lo facciano soltanto a casa loro: il fatto che le chiese siano vuote è una bugia! Per la chiesa l'importante è fare share o pubblico oppure l'importante è dare aiuto e fiducia al fedele? Argomenti, questi, certo importanti e che meritano riflessioni, ma sono argomenti che devono riguardare la Chiesa (C maiuscola se si parla dell'istituzione, della fede, c minuscola se si parla dell'edificio). La politica non deve occuparsi della fede della sua società; come da Costituzione (articolo 19), ognuno è libero di credere e predicare il proprio credo liberamente, purché non vada ad offendere la fede altrui. E' la Costituzione che dovrebbe guidare lo Stato, non la Bibbia che deve invece guidare l'anima e la coscienza della persona, la fede, non dimentichiamocelo, è personale.

L'articolo certo non salta l'argomento della famiglia. Riporta l'articolo: Difesa della famiglia, quale? "ovviamente quella basata sul matrimonio tra un uomo e una donna. L'atto sessuale, atto di amore e servizio, è finalizzato alla riproduzione e non al semplice piacere, che al contrario, denota una forma di vita epicurea, legata al momento e basta". Onorevole, sinceramente, lei crede che se ci è stato donato il piacere perché mai dobbiamo cancellarlo dalle nostre vite in una storia del mondo così difficile? Continua l'articolo parlando delle famiglie gay: “I gay non possono fondare una famiglia, per la semplice ragione che dalla legittimazione di due omosessuali e due lesbiche non si può generare vita. Due gay, privatamente facciano quello che credono, ma lo Stato mai e poi mai deve dare loro riconoscimento giuridico. Due gay assieme sono uno scandalo, non una famiglia".
Per quale motivo? "lo ho detto: siamo nel contro natura, una specie, tra virgolette, di atto animalesco. Due gay o lesbiche non hanno nessuna possibilità di procreare, men che meno si pensi di concedere l'adozione a queste coppie, sarebbe un atto sleale verso i bambini".
Atto animalesco? Tra virgolette? Qui il rammarico viene sostituito dalla rabbia. Atto sleale contro i bambini? Onorevole, le consiglio di leggere davvero i risultati di ricerche scientifiche, a meno che lei non creda nella scienza. Le consiglio di andare a cena da una coppia omosessuale.
Fare l'amore, onorevole, è un atto fantastico! Per tutti! E' fantastico provare piacere con qualcuno per qualcosa che si sente nel cuore. Quel cuore che tutti hanno, quei sentimenti che tutti proviamo allo stesso modo, alla fine. Anche i gay provano piacere, non sono animali, non sono esseri venuti da un altro mondo che qualcuno può cancellare. Magari la postina, o il suo edicolante dove la mattina va a prendere il giornale, il barista che le fa il caffè, colei che le sta accanto in treno: potrebbero essere gay, se lo è mai chiesto? E loro sarebbero animali? O sono persone come tutti gli altri: con i loro problemi, i loro amori, le loro bollette da pagare, il canone, l'ICI, l'assicurazione, i figli, i nipoti, i genitori. Quello che mi ha scatenato questo articolo è un sentimento di rabbia, purtroppo, la rabbia verso una chiusura così radicale che mi fa sentire diversa, estranea dalla mia società perché anche se so di vivere in un contesto libero, tranquillo e sereno, so che esistono queste etichette che qualcuno si permette di attaccarti addosso. Essere gay non significa essere diversi. Gli altri non sono diversi da noi e questo credo che sia l'ora di mettercelo in testa. Mi guardo intorno e vedo per fortuna persone che sono fuori da queste logiche. Sono sempre io, quella ragazza battezzata che non ruba, non uccide e ama il suo prossimo: posso andare in chiesa pure io senza sentirmi a disagio perché, se guardiamo per bene, sono o non sono figlio di Dio pure io? Non posso avere fede?
Credo che questo articolo, come buona parte del sito, sia uno strumento per allontanare le persone tra di loro. Credo che se c'è un dio tra di noi siamo proprio noi stessi. Che se le cose accadono c'è un motivo che noi non possiamo controllare, certo, ma che possiamo seguire e modificare. Credo. A cosa credere ancora non lo so, ma se la Chiesa continua così allora di sicuro non crederò più in lei. Se la Chiesa continua a dar spazio a discorsi così omofobi non solo andrà a scandalizzare tutto quel mondo LGBT che esiste, ma allontanerà ancora di più altri fedeli, eterosessuali se vogliamo proprio classificarli anche se non è giusto, e si ritroverà davvero, a quel punto, chiese vuote con qualche vecchietto.

Paola Rosi

martedì 20 dicembre 2011

Going To Group! - Auguri di Natale



Mercoledì 21 dicembre dalle ore 19.00 alle 21.00, al Circolo Arcigay di Bologna 'Il Cassero' in via don Minzoni 18: GOING TO GROUP!


Argomento della serata - 'Auguri di Natale!'

Ultimo incontro del 2011 e prima delle vacanze natalizie! Festeggiamo e scambiamoci gli auguri tra giochi e soprattutto... tanti tanti dolci!!!

Ci troveremo un pochino prima, portate tutte le torte, i biscotti e cioccolatini che volete!